| Anni '50 e '60 |
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Porsche inizia fin da subito a dimostrare le sue potenzialità: a solo un mese dall'uscita della prima 356/1 (nel Luglio 1948) Herbert Kaes (collaboratore tecnico), con una roadster color argento di poco modificata rispetto al modello originale, conquista il primo posto di classe in una gara stradale ad Innsbruck.
Le prime gare, con i primi successi, sono soprattutto di regolarità. Tra il 1950 ed il 1951 corre fondamentalmente la Porsche 356 coupé di 1.100 o 1.500 cc. allestita a Gmünd con una preparazione speciale: la 356 Gmünd SL. Vince ai Rallies di Svezia, della Alpi, di Travemunde, al Tour de France ed ottiene nel 1951 uno splendido 2° posto alla Liegi - Roma - Liegi (con la versione di 1.100 cc. di soli 46 CV, ma con una velocità max di quasi 165 Km/h!). Sempre in quell'anno una 356 Coupé corre il Rally di Montecarlo, terminando l'intero percorso con un solo punto di penalità. Il 1951 è per Porsche anche l'anno della prima 24 ore di Le Mans. Delle 4 partecipanti solo quella di Auguste Veuillet (distributore della casa per la Francia) termina la corsa, aggiudicandosi però il 1° posto di classe ad una media di 121,275 Km/h (20^ in classifica generale). Conosciuta anche come Alu-Coupè (per la sua carrozzeria interamente in alluminio) è la 356 Gmünd SL n°46 ritratta nella Foto. Nel 1952 una 356 di 1500 cc. vince la Liegi - Roma - Liegi con i piloti Helmut Polensky e Walter Schluter ed altre 4 si classificano nelle prime dieci posizioni. Veuillet, a Le Mans, riconferma la supremazia della sua Porsche, vincendo nuovamente nella sua categoria e giungendo 11° assoluto (alla media di 126,555 Km/h). Sempre nel 1952, il conte Giovannino Lurani e Konstantin Berkheim vincono la Mille Miglia nella classe 1.500 cc. del gruppo Gran Turismo Internazionale.
Delle 5 edizioni, la nuova e stupenda Porsche 550 Spyder corre nelle ultime 2. Nella 4^ (1953) vince la categoria fino a 1600 cc. di cilindrata. L'anno successivo Hans Herrmann (nella Foto a Dx) non solo vince la cat. 1.600 cc., ma arriva 3° davanti a vetture di cilindrata e potenza di molto superiori!
Il suo successo è dovuto principalmente al suo motore indistruttibile, tanto da farla soprannominare "l'ammazza giganti": molte avversarie più grandi e potenti non resistono quanto lei! Sono passati solo 6 anni dall'uscita del primo modello 356 ed il marchio Porsche si è già affermato in tutte le gare più prestigiose del mondo.
Negli anni successivi, con le modifiche via via apportate, passa a 1600 cc. e 160 CV., con la sigla RS60 ed RS61, fino ad arrivare nel 1961 a 1760 cc e 185 CV, con la sigla RS62. Solo una decina di veri artigiani si occupa dell'assemblaggio di questa splendida Spyder ed ogni carrozzeria in alluminio è ribattuta a mano su forme di legno.
Con carrozzeria monoposto corre in gare del campionato Formula 2, con Jean Behra (che vince nel '58 a Reims) e Wolfang von Trips. Nel '58, con la versione Bergspyder (spyder da montagna - Foto in alto a Sx), è prima nel Campionato Europeo della Montagna e nel '59, sempre la versione 718 Bergspyder, s'aggiudica le prime 5 posizioni di questo campionato.
In questo periodo nasce anche la 356 GS GT (modello migliorato rispetto alle precedenti, soprattutto per la diminuzione del peso), che, nella versione stradale, mantiene il disegno classico della carrozzeria, ma, nella sua veste ufficiale Porsche per le corse, cambia i lineamenti ed è riconoscibile soprattutto per il tettuccio di forma particolarmente squadrata.
Scaglione è il fornitore abituale di Carlo Abarth, il quale si prende la responsabilità di curarne l'assemblaggio. Risultato: carrozzeria in alluminio "ridotta all'osso", abitacolo essenziale, finestrini laterali in plastica, motore di 1600 cc. Nel 1961 una GTL di 140CV di potenza, guidata dal pilota ufficiale Linge, raggiunge i 227,7 Km/h sul rettilineo di Mulsanne a Le Mans. La Carrera GTL corre (specie con privati) fina a metà anni sessanta, con una carriera sportiva ed un palmares eccezionali.
Però i piloti Dan Gurney e Joakim Bonnierfin dall'inizio la reputano inferiore alle concorrenti e non conseguono particolari risultati. La rivisitazione del progetto porta alla nascita nel 1962 della 804 (1.494 cc. 185 CV): Dan Gurney vince il G.P. di Rouen ed una settimana dopo il Solitude G.P. di Stoccarda, davanti a Jim Clark con la Lotus. Ma alla fine del 1962 Porsche decide di abbandonare, perchè l'elevato investimento finanziario richiesto non giustifica la scarsa possibilità di trasferire la tecnologia della F1 sulle vetture normali. L'esperienza sportiva deve servire allo sviluppo delle automobili di produzione e questa esigenza è maggiormente soddisfatta dalle vetture di categoria Gran Turismo.
4 cilindri boxer, 1966 cc., 180 CV per 530 Kg. di peso. Una vettura che è entrata di dovere nel mito Porsche e che, a differenza delle precedenti corsaiole strettamente derivate dalle auto di produzione, è frutto di un progetto studiato appositamente per un'auto da corsa (cat. Gran Turismo). 1° e 3° posto alla TARGA FLORIO, 3° posto alla 1000 Km del Nurburgring, cinque vetture nei primi 12 posti alla 24 ore di Le Mans, 3° 4° 5° 6° posto (ma 1^ e 2^ nella classifica a tempo compensato) nel Tour de France... e tutto ciò solo nel 1964, appena nata! Corre anche al Rally di Monte Carlo del 1965, arrivando al 2° posto e dimostrando una versatilità non indifferente.
Ferdinand Piëch (con questo suo primo progetto) studia un telaio a traliccio tubolare leggerissimo, con una carrozzeria molto aerodinamica alta solo 95 cm. da terra, spinto dal motore 6 cilindri boxer derivato dalla 911 (1991 cc., 210 - 220 CV a 9000 g/m).
Inutile dire che si impone con numerosi piazzamenti nelle gare dell'epoca: storico il 1°, 3°, 4° e 8° posto alla TARGA FLORIO. Nel 1967 il motore della 906 si veste di un telaio ancora più leggero e di una carrozzaria in fibra di vetro ancora più aerodinamica, dando vita alla 910/6, uscita anche con un motore otto cilindri di 2200 cc. e 270 CV e denominata 910/8 (Foto a Dx). Daytona, Sebring, Monza e Spa sono terreno di splendidi piazzamenti. Alla 1000 Km. del Nurburgring tre 910/6 conquistano l'intero podio.
Da questa, nel 1968, Porsche studia una ulteriore evoluzione, con un motore otto cilindri di 2997 cc. e 350CV (per sottostare al nuovo regolamento FIA che impone il tetto di 3000 cc. per la classe Prototipi): la 908 (3 foto in basso).
Costruita in versione coupè L (coda lunga), sopratutto per gare su circuiti veloci, Spyder (foto a Dx, usata maggiormente per gare di breve durata) e coupè K (coda corta). Rico Steinemann, nuovo capo del centro di Weissach, crea una squadra eccezionale, scegliendo come piloti Richard Attwood, Brian Redman, Kurt Ahrens, Pauli Toivonen, Bjorn Waldegaard e Gèrard Larousse e decide di dedicarsi completamente solo a gare valide per il campionato, lasciando alle vetture dei privati le gare non titolate. Dopo un inizio un po' stentato nel 1969, la 908 s'impone conquistando le prime due piazze a Monza, i primi quattro posti alla TARGA FLORIO, i primi cinque al Nurburgring, aggiudicandosi il Campionato Mondiale Marche ed abbattendo lo strapotere della Ford GT40. Nel 1981 una 908/80 vince ancora alla 1000 Km del Nurburgring: dodici anni di successi!
2000 cc., 275 CV, 430 Kg. di peso, 250 Km/h di velocità max, permettono a Gherard Mitter di aggiudicarsi il suo terzo Campionato Europeo consecutivo con una Porsche. La 909 Bergspyder corre solo 1 anno, perchè Porsche lascia il Campionato Europeo della Montagnaper dedicarsi completamente al Campionato Mondiale Marche. Dalla metà degli anni '60 anche le 911, strettamente derivate dalla serie, corrono e vincono in America (nella cat. D-Produzione del Campionato SCCA - Sports Car Club of America) ed in Europa (nella cat. GT delle corse in salita e nei rallies).
Nel 1968 Vic Elford e David Stone (Foto a Dx), con una 911T, vincono il Rally di Montecarlo. Le vittorie ed i piazzamenti non si limitano di certo solo a questi e per di più anche la "sorella piccola" 912 vince: nel 1966 e 1967 s'aggiudica l'European Rally Champion of the GP touring cars con il pilota polacco Sobieslaz Zasada.
Lamierino e alluminio per la carrozzeria, con paraurti, parafanghi anteriori, porte e cofani in fibra di vetro e plexiglas per i finestrini laterali ed il lunotto. Via tutto ciò che può essere superfluo, da portarla a soli 810 Kg. di peso. Un motore molto simile a quello della Carrera 6 di 1991 cc., da 210 CV a 8.000 g/min. Tra le vittorie più prestigiose, Monza (dove corre ad una media di 230 Km/h conquistando 5 record mondiali in classe GT) ed il Tour de France del 1969 in Categoria Prototipi.
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Motorsport
Da questo primo risultato, il crescendo è inarrestabile.
Le vittorie ed i piazzamenti si susseguono e Porsche decide di avventurarsi sempre più nelle grandi competizioni Intenazionali, affrontando anche la massacrante (circa 3.300 Km.) e leggendaria
Inizialmente dotata del motore type 528/1500 di 70 CV, s'afferma in numerose corse tra il 1953 ed il 1958 con diversi allestimenti (dalla 550 S, modello per i clienti sportivi, alla 550
Nel 1958 nasce l'evoluzione della 550 Spyder: la
Con piloti del calibro di Stirling Moss, Ken Miles, Dan Gurney ed altri, la 718 vince a Le Mans, Sebring, 
A cavallo tra la fine degli anni '50 ed i primi anni '60, le Porsche
Alla
Nel 1961 Porsche s'affaccia al mondo della F1 con la
Nel 1964 nasce un altro gioiello da corsa: la Porsche
Nel 1966 esce la Porsche 
Ulteriore evoluzione della 906 (o più correttamente della 910) è la Porsche
Esteticamente molto simile alla 907, per contenere i costi Piëch non progetta un motore completamente nuovo, ma aggiunge due cilindri al motore della 911 (con largo uso di leghe di magnesio) ed adotta una lega di titanio per il volano e le bielle.

Contemporaneamente alla 908, nel 1968 esce la 
Alan Johnson nel 1967 e 1968 e Milt Minter nel 1969 si aggiudicano il Campionato SCCA con Porsche
Nel 1967 Ferdinand Piëch progetta una 911 destinata solo alle corse: la Porsche


